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LE DOLOMITI DI |
BRENTA. |


L'irredentismo e la corsa al Campanile Basso
Le montagne del Trentino, negli anni tra l'Otto e il Novecento, vengono solo sfiorate dalla ventata irredentista che investe tutti i centri maggiori. Sono soprattutto cittadini i primi soci della Sat, la Società degli alpinisti tridentini, che affianca agli intenti alpinistici e scientifici una decisa propaganda filo italiana. Ancora più militante è la posizione di molti soci delle sezioni del Club alpino italiano che si sono costituite in Veneto dopo l'annessione della regione al Regno d'Italia. Cesare Tomè, animatore della sezione di Agordo, non ha problemi a legarsi in cordata con il conte tedesco Heinrich von Welsperg. Scopo delle sue ascensioni e dei suoi scritti, però, è di rendere sempre più importante la presenza italiana sui Monti Pallidi. Nelle valli trentine, invece, la comunità di lingua e cultura italiana è divisa tra irredentismo e lealismo. In montagna i due gruppi convivono senza troppi problemi, come dimostra l'amicizia tra Giuseppe Loss e Nepomuceno Bolognini. Il primo, protagonista nell' 865 della conquista della Cima Tosa, è un leale suddito di Francesco Giuseppe. Il secondo, tra i fondatori della Sat, è invece un colonnello garibaldino e partecipa nel 1866 alla battaglia di Bezzecca. A tingersi di nazionalismo, però, è la competizione tra tirolesi e trentini per la conquista della più bella cima del Brenta. 11-12 agosto 1897, sono tre alpinisti trentini a compiere il primo tentativo al Campanile Basso. Nessuno dei tre è una stella dell'arrampicata, nessuno è stato o sarà ancora protagonista di grandi imprese su altre vette del Trentino e del mondo. Come spesso accade, però, sulla montagna che desiderano più di ogni altra i tre sono capaci di superarsi. A ideare il tentativo è il trentino Carlo Garbari. Ma è Nino Pooli, guida di Còvelo, a salire da capocordata. Ad Antonio Tavernaro, di Primiero, tocca il ruolo di portatore. Superato il muro iniziale (oggi è la Parete Pooli), i tre salgono senza difficoltà fino alla cengia dello Stradone provinciale e a un terrazzino (l'Albergo a/sole) ai piedi della parete finale. Qui la roccia è compatta e verticale, la mancanza di chiodi fa sì che un volo del capocordata potrebbe far precipitare tutti e tre. Il racconto di Garbari è drammatico. «li forte Nino (mi assalgono i brividi a ranimentarlo) fece l'ultimo tentativo. Gli scarsi e cattivi appigli lo lasciavano procedere assai lentamente. Era cosa da far raccapricciare vederlo con le mani incerte e tremanti cercare ogni asperità, tastare con i piedi la roccia per indovinare ogni sporgenza, appiccicarsi alla parete. Stette lì fermo alcuni istanti, poi riscese».
Due anni dopo arrivano due studenti di lnnsbruck. Si chiamano Otto Ampferer e Karl Berger, sanno poco del tentativo precedente, al contrario dei trentini dispongono di qualche chiodo. il loro primo tentativo fallisce sul terrazzino di Garbari e compagni. Due giorni dopo, sono di nuovo in parete, e Ampferer trova la soluzione. Traversa a sinistra, gira uno spigolo, prosegue su un'esile cengia fino alla base di una parete più abbordabile. Per quel muro grigio (oggi la Parete Ampferer) i due arrivano in cima. «Altri uomini hanno conquistato grandi isole con piatte coste, noi una piccola con alte, superbe sponde» scriverà il capocordata. Nel luglio del 1904 Pooli torna sul "Basso" con Trenti, raggiunge il terrazzino di sette anni prima e prosegue fino alla cima. Anche se brevissima, la variante Pooli-Trenti è più difficile di tutto ciò che è stato fatto fino ad allora sulle Alpi. Il secondo di cordata, nello zaino, porta una bandiera italiana che innalza trionfalmente sulla cima. Dopo la prima guerra mondiale, come tutte le montagne celebri, il Campanile è alla mercé delle statistiche e dei record. Festeggiamenti accompagnano la prima invernale, la prima notturna, la centesima e la millesima salita. Una maxi-cordata di centinaia di alpinisti, nell'estate del 1999, sì snoda sulla via Normale nel centenario della conquista. Oggi, una ventina di vie zigzagano sulle pareti del Basso. Oltre alla Norma/e e alla Preuss, l'elenco delle più ripetute include lo Spigolo dello Spallone vinto nel 1934 dai trentini Giorgio Graffer e Antonio Miotto. E il magnifico diedro salito nel 1908 da Rudolf Fehrmann e Oliver Perry-Smith: una cordata composta da un americano e un tedesco che non lascia presagire i lutti dell'ormai vicina Grande guerra. Alla Grande guerra mancano ancora quarant'anni. Il fuoco, però, cova sotto la cenere.
Tratto da.
Meridiani montagne "BRENTA"n°2.